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'Campagna NO AL RITALIN': Quando un'ideologia prevarica la scienza

Credo che i promotori della campagna "No al Ritalin", così come le Associazioni che la supportano, non abbiano neppure un'idea vaga di che cosa significhi avere un bambino – e poi un adolescente – colpito da ADHD (sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività). Solo così trova una spiegazione plausibile il desiderio di negare a chi ne ha bisogno un farmaco che realmente può salvare la vita, perché l'ADHD condanna in prima battuta alla morte sociale e più avanti, per le sue importanti implicazioni sulla psiche, può anche portare alla morte fisica, in quanto suggerisce comportamenti altamente rischiosi (droga, alcol, alta velocità).
Fare ideologia sull'uso del ritalin è crudele esattamente come lo sarebbe farlo sull'impiego della chemioterapia. Il paragone è identico ed è frutto di una riflessione del dottor Salvatore Di Salvo, psichiatra, presidente dell'Associazione per la Ricerca sulla depressione di Torino: "I farmaci chemioterapici possono creare danni irreparabili su un bambino malato di cancro, ma allo stesso tempo possono salvargli la vita. Lo stesso vale per il ritalin: può avere effetti negativi, ma nello stesso tempo è l'unica possibilità per curare una malattia destinata ad avere sempre e comunque esiti drammatici". Spetta al neuropsichiatria infantile e a lui solo stabilire quando è il caso di usarlo, esattamente come spetta all'oncologo pediatra decidere per la chemioterapia. Gridare "Non drogate i bambini" serve forse a colpire l'immaginario collettivo, ma non aiuta certo le mamme a cui il neuropsichiatria infantile prescrive per il figlio il ritalin. Sono mamme angosciate, esattamente come quelle che si trovano a firmare il consenso per la chemioterapia: sono mamme che non hanno altra scelta, ma che in più si sentono anche condannare da gente che urla su un argomento che in realtà non conosce.
Avere un figlio ADHD è un'esperienza devastante: la sofferenza di questi ragazzini, dovuta a uno squilibrio biologico influenzato dalla genetica, si esprime con una rabbia sorda e comportamenti volti a danneggiare se stessi e gli altri. In adolescenza, la sindrome non curata si complica aprendo la strada al disturbo provocatorio oppositivo o, nei casi peggiori, al disturbo della condotta, da cui derivano azioni irresponsabili e reati di varia natura. Tutto nasce da un'indicibile sofferenza dello spirito, che scaturisce dal cervello e che nulla può lenire: per le madri questa sorte toccata al figlio
è fonte di un dolore che sta subito sotto a quello che si può provare se un figlio muore.
Vietare l'ingresso in Italia del ritalin significa solo impedire a chi non ha possibilità economiche di curare un figlio colpito dalla sindrome. Chi ha i soldi infatti può procurarsi il farmaco (costosissimo) in Svizzera, come finora ha fatto. Ancora una volta a essere penalizzate sarebbero dunque le classi meno abbienti, come del resto lo sono ora. Sono convinta che la campagna non sarebbe mai nata se chi l'ha decisa si fosse informato sulla malattia e soprattutto sapesse che il ritalin viene prescritto solo in casi selezionatissimi, quando non c'è altra via da percorrere.
La disinformazione è ancora una volta la nostra tragedia quotidiana. Eppure basterebbe molto poco: per esempio, chiamare il numero verde del Ministero della Salute, dove sono pronti a rispondere sull'efficacia e i rischi di qualsiasi farmaco, compreso appunto il ritalin (Agenzia Italiana del Farmaco: 800571661). Basterebbe chiamare l'Istituto Farmacologico Mario Negri (02- 39014511) per sapere cosa dice la comunità scientifica internazionale a proposito del ritalin.
Basterebbe consultare il Goodman di farmacologia, adottato anche dalle facolta di medicina delle università italiane, per avere un'idea della differenza tra il drogare un bambino e curarlo con un farmaco appropriato, per una malattia psichiatrica ben definita e ben descritta nel DSM IV (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders), l'autorevole manuale statunitense che costituisce il più accreditato riferimento per tutti gli psichiatri. Informandosi si saprebbe, per esempio, che dal punto di vista strettamente scientifico chiamare il ritalin il "farmaco della calma" è uno sproposito: il ritalin è un eccitante che ripristina l'equilibrio della dopamina, che nei bimbi ADHD è compromesso. Il ritalin salva la vita, nei casi selezionati e accertati di ADHD: negarlo su una spinta emotiva, che assomiglia pericolosamente al fanatismo, è solo ideologia che non può portare nulla di buono per nessuno.

Laura de Laurentiis - Farmacia.it, venerdì, 29. aprile 2005

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